“Chi non sa perché Boote tramonta tardi… è destinato a stupirsi delle leggi dell’alto cielo“Bootes - Hevelius, Uranographia, XVII sec.Con questo enigma, il filosofo e politico dell’epoca romana Severino Boezio (475 – 526 dC) ci invita ad osservare con attenzione, se non a studiare, la costellazione del Boote. Siamo ormai prossimi all’estate, il sole traccia nel cielo il suo arco più lungo e per contro, il cielo stellato ci riserva solo poche ore per farsi ammirare. In questo breve lasso di tempo, come non fermare lo sguardo su di una stella tra le più belle ed appariscenti del nostro emisfero? Arturo è infatti la stella più facilmente riconoscibile della costellazione del Boote. La quarta stella più luminosa di tutto il cielo e per noi dall’Italia, addirittura la più luminosa tra tutte, superata solo da Sirio che però già appartiene all’altro emisfero. Stiamo qui parlando di una stella gigante rossa, con una luminosità assoluta maggiore di 100 volte il sole e perfino tra le più vicine a noi, meno di 50 anni luce.
Nonostante le sue indubbie qualità astrofisiche, che gia basterebbero a rendere questo astro degno di attenzioni, intendiamo qui soffermare il lettore su altri aspetti, quali per esempio il nome dell’astro. Arturo significa letteralmente dal greco “Guardiano dell’Orsa” (Arktòs=orso + Ouròs=guardiano).Metamorfosi di Callisto, Antonio Carracci, affresco del 1603, Palazzo Farnese, RomaNon può infatti sfuggire, a chi è abituato ad osservare il cielo, che la costellazione del Boote è confinante con l’Orsa Maggiore. Nelle rappresentazioni artistiche moderne, da Hevelius in poi, il guardiano dell’orsa è inoltre agganciato ad un’altra costellazione, i cani da caccia. Dal punto di vista della mitologia, la narrazione ci riporta una volta di più nel mito di Callisto, la cacciatrice fedele ad Artemide (o Diana) sedotta da Zeus. La poveretta, ingannata dal padre degli dèi, rimase incinta, stato proibito alle seguaci di Artemide. Purtroppo per la fanciulla, poco tempo prima del parto, il suo stato venne scoperto dalle altre cacciatrici che desideravano Callisto facesse il bagno insieme a loro. Vista la gravidanza di Callisto, venne allontanata dal gruppo e dopo il parto, Era (Giunone) gelosa del suo infedele marito, punì ulteriormente la giovane cacciatrice tramutandola in Orsa. Da qui la narrazione del mito inizia a prendere due strade diverse. Secondo alcuni filoni narrativi, Arcade, il figlio di Callisto, abile cacciatore, diede la caccia alla madre, quando sul punto di colpirla, Zeus trasformo anche il figlio in Orsa, portandoli poi entrambi nel cielo come Orsa Maggiore ed Orsa Minore. Secondo un altro filone narrativo, Arcade riconobbe la madre ed iniziò ad occuparsene nelle vesti di guardiano, catasterizzato poi come Boote. Le immagini dei cani da caccia, introdotta da Hevelius, così come il piede di Arcade poggiato sul monte Menalis, rappresentativo dello scenario di queste vicende, fungono da rafforzativo della figura del guardiano.
Testa di Ulisse, gruppo del Polifemo, museo di Sperlonga (Latina)Il Boote è tuttavia una costellazione antica la cui origine si perde in tempi remoti. Un riferimento ad essa lo troviamo anche nei poemi epici cantati da Omero. Siamo nell’Odissea, libro quinto, versi dal 346 al 355:
Quindi, al timone
Sedendo, il corso dirigea con arte,
Nè gli cadea su le palpébre il sonno,
Mentre attento le Plejadi mirava,
E il tardo a tramontar Boòte, e l’Orsa,
Che detta è pure il Carro, e là si gira,
Guardando sempre in Orione, e sola
Nel liquido Ocean sdegna lavarsi:
L’orsa, che Ulisse, navigando, a manca
Lasciar dovea, come la Diva ingiunse.
Il valoroso Ulisse, nel fare rotta verso casa, si orienta con le stelle del cielo. Ma c’è una definizione usata dal poeta che per lungo tempo ha costituito un enigma: “il tardo a tramontar Boòte”. Ci sono forti evidenze che nel mondo antico, il Boote viene sempre definito come tardo, riprendendo ad esempio la chioma di Berenice di Callimaco, viene equiparata la costellazione della chioma con il Tardo Boote.
Un altro autore antico a citare il tardo Boote è Seneca, nella Medèa: “Flectitque senex arctica tardus plaustra Bootes” (Atto secondo, scena seconda). Oppure nelle “Metamorfosi” di Ovidio, raccontando il mito di Fetonte: “Dicono che tu pure turbato fuggisti, o Boote, benché lento fossi e le tue carra ti tardassero” raccontando di come il guardiano dell’orsa si affrettò a sfuggire dalla traiettoria del carro eliaco, nella sua corsa fuori controllo a seguito della bravata del giovane Fetonte. Gli autori antichi, quindi, usavano definire la costellazione del Boote come lenta o tarda, arrivando al punto di usare questa definizione come scherno o come stereotipo. Tuttavia, dalla caduta dell’Impero Romano in poi, le motivazioni della lentezza di questa costellazione si erano perse, fino a quando in anni recenti, gli archeoastronomi hanno riscoperto le motivazioni di queste citazioni. Apparentemente l’ultimo degli antichi filosofi a conoscere questo enigma e la sua soluzione è Severino Boezio.
Si quis Arcturi sidera nescit Propinqua summo cardine labi, Cur regat tardus plaustra Bootes Mergatque seras aequore flammas Cum nimis celeres explicet ortus, Legem stupebit aetheris alti. |
Se qualcuno non sa che le stelle di Arturo Tramontano vicine al cardine sommo O perché il Boote conduca lentamente i Carri e immerga tarde fiamme nell’acqua Mentre invece sorge velocissimo Si stupirebbe delle leggi dell’alto cielo. |
Severino Boezio, filosofo e martire della ChiesaSiamo qui in anni bui, la fine del quinto secolo, infatti, vede la caduta dell’Impero Romano d’occidente con la deposizione dell’imperatore Romolo Augusto di appena quindici anni. La cultura e la filosofia vengono messe a margine per affrontare tematiche ben più urgenti quali la sopravvivenza ad uno sconvolgimento che per noi italici ha fortemente segnato l’epoca antica.
Iniziano infatti con questo secolo gli anni del medioevo. La cultura greca e romana, dopo la caduta dell’impero, subì inoltre un processo di cancellazione sistematica in quanto veniva tacciata di paganesimo ed eresia.
Non stupisce dunque il fatto che concetti, solo poche generazioni prima di Boezio, ritenuti basilari per un uomo colto, si siano successivamente persi e tralasciati. Lo stesso studio del cielo dovrà aspettare molti anni prima di rivedere degli studiosi appassionati fare dei passi avanti che non venissero bollati di stregoneria o ciarlataneria. Nel medioevo, infatti, l’osservazione delle stelle era per lo più limitato alla scrittura degli oroscopi, attività che rimase tollerata, anche se talvolta in odore di eresia, fino ai tempi di Galielo.
Ma veniamo ora al cuore dell’enigma, perché Arturo, la stella alfa del Boote, sarebbe così rapida nel levarsi e tarda nel tramontare? Partiamo dal concetto di levarsi e quello di tramontare: ci sono tre aspetti da considerare. Il primo aspetto è legato alla luminosità della stella, come già detto, Arturo è l’astro più luminoso del cielo boreale, quindi è anche la prima stella, a nord dell’equatore, ad apparire dopo il tramonto (levata) ed a scomparire prima dell’alba (tramonto). Il secondo concetto è legato alla rotazione terrestre: un astro si eleva da est e tramonta ad ovest per il semplice fatto che la terra ruota su se stessa ogni giorno.Stellarium, Il Boote ed il suo percorso in cieloIl terzo punto riguarda la rivoluzione terrestre, ossia il movimento attorno al sole. Il sorgere di un astro rappresenta il momento in cui esso diviene visibile ad est per la prima volta durante l’anno dopo un periodo di non visibilità, mentre il tramonto è quando torna a non essere più visibile perché scompare dietro l’orizzonte ad ovest.
La costellazione del Boote non è circumpolare, ma è molto prossima a questa porzione di cielo che “non tramonta mai” o come scrisse Omero: “nell’oceano sdegna di lavarsi”. La posizione della costellazione fa dunque sì che sia visibile per la maggior parte delle notti dell’anno. Ma a rendere speciale la posizione privilegiata del Boote è un altro dettaglio: la prossimità con l’equinozio d’autunno. Ovviamente non solo il Boote beneficia di tale prossimità, ma data la luminosità di Arturo, ecco che ne viene particolarmente privilegiata. Vediamo più nel dettaglio perché l’essere prossimi all’equinozio d’autunno dovrebbe rendere speciali le costellazioni.Stellarium, Il Boote e l'equinozio d'autunnoLa spiegazione è semplice: quando il sole attraversa l’equatore celeste, siamo nella fase dell’anno in cui le ore di buio si allungano. Nello specifico viene buio ogni giorno qualche minuto prima. Questo fatto sembra quindi rallentare il tramonto annuale (quello dovuto alla rivoluzione terrestre) che invece procede a passo costante di 4 minuti al giorno. Il caso opposto invece è quello delle costellazioni prossime all’equinozio di primavera che invece, per effetto dell’allungamento delle ore di giorno, quindi del venire del buio sempre più tardi, sembrano sparire più velocemente in quanto si sommano il ritardo del buio ed il minore tempo di visibilità.
Molte altre interpretazioni sono state date per spiegare le citazioni letterarie che tiravano in causa il guardiano dell’orsa come un ritardatario cronico; tuttavia, la spiegazione data dall’archeoastronomia sembra essere esaustiva. Quanti enigmi ha il cielo riservato agli uomini e chissà quanti ce ne riserva ancora. L’unico modo per scoprirli e risolverli è lo studio attento e l’osservazione del cielo e dei suoi misteri. Come Ulisse, l’eroe, l’esploratore, lasciamoci ispirare:
Sedendo, il corso dirigea con arte,
Nè gli cadea su le palpébre il sonno,
Mentre attento le Plejadi mirava.
di Fabrizio Benetton
Bibliografia:
Grande guida dell’astronomia, Libreria Geografica in collaborazione con A.S.I.,
Wikipedia – the free enciclopedia (Versione Italiana ed Inglese)
Odissea, traduzione dal greco di Ippolito Pindemonte (XIX secolo)
“Boote che tardi tramonta”: conoscenza e oblio di un fenomeno astronomico da Omero ai giorni nostri. Di Paolo Colona, Società Italiana di Archeoastronomia, UAI, Accademiadellestelle
L’enigma del “Boote che tardi tramonta”, Di Paolo Colona, Società Italiana di Archeoastronomia, UAI, Accademiadellestelle. Pubblicato su Coelum nr248
Immagini:
Wikipedia – the free enciclopedia
Atlascoelestis.com – di Felice Stoppa
Stellarium, software di calcolo astronomico